mercoledì 5 dicembre 2012

E adesso

E rieccoci qua dopo più di un anno di assenza, dove non ho avuto molta voglia di scrivere, vuoi per stati d'animo che non me lo consentivano oppure per mancanza di tempo.
In quest'anno sono successe tante cose a cominciare da quella più bella, cioè l'arrivo di un altro angelo nella mia famiglia, fino ad arrivare a quella più brutta, la perdita di un amico davanti ai tuoi occhi, tra le tue mani. Beh che dire l'arrivo di Niccolò ha impegnato i bimamma e bibabbo ancora di più, ma i figli sono veramente la cosa più bella che esista al mondo, una gioia indescrivibile. Manuel, il fratellone, pare l'abbia presa bene, nonostante qualche accenno di prevedibile gelosia, vediamo quando incomincerà a fregargli i balocchi.....
Dopo il lieto evento ho affrontato un periodo "particolare" a livello personale, forse un percorso obbligato, a volte doloroso, verso una crescita interiore. Percorso che mi ha cambiato, non so se in meglio o in peggio, ma se mi guardo indietro mi accorgo che adesso vedo certi aspetti, anche quelli per me intoccabili, da un'ottica diversa, forse più distaccata, meno passionale, più matura (forse).
Nel bel mezzo di questo tragitto mi sono ritrovato a dover affrontare un dolore forte, un compagno di mille partite di calcetto, di tante estati passate insieme, pranzi fuori porta e gite, che all'improvviso mentre faceva una delle cose che più gli piaceva e gli piaceva organizzare, è crollato davanti ai miei occhi ed io come tutti gli altri presenti ci siamo trovati impreparati, in tutti i sensi, davanti a questa tragica scena ed è morto lì su quel campo teatro di tante sfide. Ma questa sfida Angelo l'ha persa, per sempre.
Ed io mi son ritrovato catapultato in una dura realtà che mai avevo affrontato fino ad ora, e forse sono stato anche fortunato, dati i miei 35 anni. Dicevo impreparato, si completamente impreparato, debole.
Mi ci son voluti mesi per non pensare ogni giorno a quel momento, ma forse questi sono i dazi da pagare alla vita per crescere. Fortuna che ho avuto delle persone, le solite, che mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto.
E adesso che mi trovo cambiato, non so se mi piace questo nuovo Maso o forse si, mi ci dovrò solo abituare. Comunque la mia capocciona adesso è più sgombra, forse sono diventato più realista, io che amavo sognare, progettare nuove sfide ad ogni piè sospinto. Adesso rifletto di più, lascio che le cose vadano per la loro strada, o forse sto esagerando eh! Mi dispiace solo essere un po' meno sognatore.
In quest'anno ho perso anche la mia adorata nonnina, che alla fantastica età di 97 anni ci ha detto Ciao, lasciandoci un sacco di bei ricordi e tutto l'affetto che ci ha donato in tutti questi anni. Grazie nonna di esserci stata per me, per noi!
E adesso........mi viene in aiuto il solito grande Vasco:
E adesso che sono arrivato
Fin qui grazie ai miei sogni
Che cosa me ne faccio 
Della REALTÀ
Adesso che non ho 
Più le mie illusioni
Che cosa me ne frega 
Della VERITÀ
Adesso che ho capito 
Come va il mondo
Che cosa me ne faccio 
Della SINCERITÀ

E ADESSO CHE TOCCA A ME

venerdì 9 settembre 2011

Vasco summer

Sono felice che Francesco Merlo si sia reso conto, che dalla sua redazione non stava piu' parlando a nessuno.

Ci volevo io per "snidarlo"?! Bene.

Respingo al mittente solo:

"l'artrosi creativa, i sessant'anni che non ha ancora compiuto."

Torno felicemente alla mia musica rock ma con buona pace di tutti,

restero' anche su FaceBook.....

 

V.R.

 

(da Repubblica di giov 8 set 2011)

Se il rosario di Vasco  fa arrossire i benpensanti

di FRANCESCO MERLO

 

Come i parassiti che si installano sulla criniera di un cavallo di razza, i rancorosi d'Italia si sono annidati sulle ferite di Vasco Rossi. E adesso c'e' pure l'oncologo saputo che boccia scientificamente la sua terapia vacanziera - «io me ne andrei ai Caraibi» - contro il cancro eventuale. E c'e' il sottosegretario Giovanardi che gli rimprovera la marijuana mentre sniffa bigottismo e spaccia demagogia politica.

C'e' pure il capo di un fantomatico "Dipartimento politiche antidroga", che, come fosse il Paul Nizan di Aden Arabie, gli ha indirizzato una lunghissima lettera aperta sui giovani.(…)

Da questa estate Vasco e' infatti un pretesto di intrattenimento sui temi disperati del nostro tempo

che in Italia sono materia incandescente. Il coma irreversibile, la malattia come sepolcro, la libertà di scegliere il modo di (non) curarsi, i danni e i benefici delle droghe, e ancora vivere e disvivere, l'alcool e le sigarette, sono tutti problemi forti che mai vengono affrontati con la delicatezza che sarebbe necessaria, sapendo che nessuno ha l'ultima parola, neppure Vasco.

E non gli perdonano l'uso di Facebook perché non perdonano a Facebook di esistere. (…)

Se non ci fossero i parassiti che lo sfruttano non ce ne occuperemmo neppure. (…)

E invece parliamo del cancro. All'oncologo Tirelli che gli si e' clinicamente contrapposto, ovviamente non ha nulla di scientifico da dire. Ma il cancro e' un nodo grosso per tutti. E un po'  come la mafia per i siciliano, e' li', minaccia come arredo della mente, non c'e' famiglia che non ne sia stata colpita… Ciascuno ha dunque il diritto di reagire come gli pare. Avevo un amico, professore universitario, che non potendosi permettere i Caraibi, si chiuse nella sua casa di campagna con una donna più giovane, già sua studentessa, la quale inutilmente lo aveva corteggiato prima della malattia.

Ognuno si sceglie la cura da se' e so di medici - molti - che la pensano come Vasco.

Contro Giovanardi ha gioco più facile, non perché abbia ragione sulle droghe. L'argomento e' aperto ed e' dibattuto in tutto il mondo. Sartre si penti' di avere scritto le sue opere sotto l'effetto di allucinogeni: pensava che gli avessero allungato la vista e accorciato la vita. In Inghilterra gli antiproibizionisti più accesi sono diventati proibizionisti e viceversa…

Ma Giovanardi e' un monumento di bigottismo e di speculazione politica e' quello che ha insultato il cadavere di Cucchi, quello che appena sente la parola gay mette mano alla pistola caricata a scempiaggini pesanti, e' il cattolico feroce che smentisce ogni giorno Gesu'…

Vasco Rossi lo batte anche senza cantare, anche senza uno di quei concerti dove e' lecito insavire, dove ancora i ragazzi italiani "walk on the wild side" camminano sul "lato selvaggio della strada", come dice Lou Reed. Speriamo di rivedere Vasco Rossi presto in un concerto, speriamo che abbandoni questo sfibrato e un po' ridicolo rock parlato, un rock alla Calimero, pulcino che si crede nero.

martedì 22 febbraio 2011

Oh che annata l'è mai questa???

Una stagione noiosa, inutile, pallosa, deludente, senza obiettivi se non quello di raggiungere i 40 punti e alla svelta.
Una stagione così ti fa passar la voglia di andare allo stadio, ma grazie a certi amici quella ti ritorna alla svelta, ti fa svanire la tensione da pre partita (quest’anno è ricomparsa solo in parte contro l’Inter), ti fa quasi venir voglia di vedere la partita a sedere, ti fa uscire dallo stadio con la voce come se tu fossi stato a un colloquio di anonimi alcoolisti sordomuti………
Eppure era iniziata con buoni propositi, stessa squadra di anno scorso, sperando che fosse quella che aveva fatto un sacco di punti in CL, alcuni nuovi acquisti mirati e di qualità come D’Agostino, alcuni giovani molto promettenti come Babacar e Ljaic, un mister antipatico, che poi sembra anche quasi simpatico, con annunci di sogni di gloria e di una squadra fortemente offensiva (poi effettivamente lo è stata ma in un altro senso).
Poi passano le giornate, passano i mesi, aumentano gli infortuni, Mutu ne inventa una al giorno (quando va bene), il mister continua a parlare di CL, poi prima vorrebbe prendere a pedate ni’culo i giocatori, poi li difende perché dice che sono dei “bravi raghezzi”, si provano tutti i moduli possibili, ci manca solo il 5-5-5, solo in una partita si capisce che i destri devono giocare a destra e i sinistri da quell’altra parte, dal gioco offensivo si passa a finire le partite con 6 difensori (tipo con il brescia), D’Agostino unn’è compatibile con Montolivo, Felipe viene scavalcato nelle gerarchie di squadra anche dallo zollatore del Franchi e per questo decide di andare a Cesena e cambiare nome in Dal Bello, a gennaio si compra Barreto perché una punta ci serve ma, pur sapendo che l’è rotto da una paio di mesi, un passa la visita perché l’è rotto, e allora la punta un ci serve più, roba che un ci si crederebbe a raccontarla a meno che uno un l’abbia davvero vista coi propri occhi!!!
Insomma alla fine di tutto questo per vedere un po’ di gioco si deve aspettare febbraio con Palermo-Fiorentina.
Ora ci mancano pochi punti per arrivare alla quota salvezza, poi che si fa??? Il mister prima c’ha propinato Cerci inamovibile e immancabilmente a destra lui che è mancino (anche se un si capisce) e ora che un ci s’ha più stimoli da stadio c’ha levato anche l’unico divertimento di quest’anno, mandando il nostro amico romano de’Roma in tribuna fissa, meno male che c’è rimasto l’amico Pasqual!
L’unica cosa che potrebbe farci tornare un po’ di voglia per trascinarsi fino a fine campionato sarebbe quella di vedere all’opera qualche giovine di belle speranze, in modo da poter sognare d’avere qualche campioncino in erba che ci farà sognare nel futuro VIOLA!
 

giovedì 3 febbraio 2011

Non parlate di metastasi

Questo era quello che scriveva Alessia Ballini, sindaco di san Piero a sieve dal 1999 al 2009 nelle fila del PD, in una lettera a Repubblica del 28/3/2009:

"Da quando, circa un anno fa, mi hanno diagnosticato un tumore all' intestino, ho molto rivalutato l' uso metaforico di termini che hanno iniziato a far parte della mia quotidianità. Ascolto il Presidente del Consiglio usare il termine "metastasi" per descrivere meglio che può ciò che pensa della magistratura e non riesco ad astrarmi da quello che significa per me, i linfonodi gonfi sparsi nel mio corpo, la sofferenza delle cure che tentano di ridimensionarli. Centinaia di migliaia di persone hanno questa condizione in comune con me. Non c' è nessuno che lo consiglia sulla scelta terminologica? NON c' è un barlume di consapevolezza nella sua straordinaria capacità comunicativa? Da quando convivo con la mia malattia, ribellandomi, accettandola, lottandoci con tutte le energie che ho, la mia dimensione corporea ha assunto tutta la sua materialità, il suo predominio, la sua insopprimibile verità. Che io sono il mio corpo. Che il mio corpo non è separato dal mio spirito. Che sono entrambi miei e sono le uniche cose che possiedo. Guardo il dibattito parlamentare sul testamento biologico, annoto il suo triste esito e rammento che lo Stato sta mettendo le mani sulla mia dignità, presente e futura. Da quando la mia vita ha svoltato e mi hanno consegnato una nuova carta d' identità, quella che ognuno di noi ha in tasca e che chi è fortunato non dovrà mai tirare fuori, ho capito il significato impagabile, incomparabile di una sanità pubblica efficiente ed universale. L' istituzione che si fa carico di te, quando tu non puoi. Lo Stato che ti affianca, che ti sorregge, quando ne hai bisogno. Che tu sia ricco o povero. Comunitario o extra. Uomo o donna. Religioso o ateo. Questo è lo Stato che voglio. Che non mi invade, non mi prevarica. Che ha cura di me. Che mi rispetta. Che mi lascia libera. Che lascia libera la mia coscienza di decidere per me, per la mia vita. Dal mio punto di osservazione, parziale e, si fa per dire, privilegiato, l' attività del parlamento in merito alla vita e alla morte, al corpo e allo spirito, alla libertà e alla coscienza, appare di una povertà sconcertante. Tutti occupati a tutelare la libertà di coscienza dei parlamentari quando quella dei cittadini è definitivamente calpestata. "

Alessia Ballini si è spenta ieri sera.

Ciao Alessia

giovedì 27 gennaio 2011

Il giorno della memoria

Oggi è il giorno della memoria e la domanda che mi pongo è: come farò a spiegare a mio figlio cosa è stato l'olocausto in modo che il sacrificio di quelle persone non vada perduto e che una cosa del genere non accada mai più? I nuovi giovani non avranno neanche più i racconti dei testimoni che quella tragedia l'hanno vissuta sulla loro pelle, per cui diventerà ancora più importante che la nostra generazione non disperda quel terribile ricordo. Ma alla mia domanda non trovo un risposta semplice, come si può spiegare quella che per me, non trovando alcuna motivazione logica, è una follia che ha pervaso un intero popolo seguendo un ideale omicida: la razza pura.
È una storia che se non avessi sentito le testimonianze dirette di chi in quei campi c'è stato, avrei durato fatica a credere che fosse vera, proprio perché fuori da ogni logica. E allora a mio figlio racconterò cosa è successo, gli farò vedere foto e filmati, ma quando mi chiederà il perché non saprò cosa rispondere.
Una volta ad un incontro con un sopravvissuto a scuola mi alzai e gli chiesi appunto il perché di tutto questo, ma la risposta fu solo di rabbia e dolore! Forse non c'è una motivazione, forse c'era solo un dittatore con chissà quali sogni, forse gli ebrei davano fastidio, non lo so, so solo che l'olocausto per me non avrà mai una risposta ma voglio fortemente e mi impegnerò per questo perché non riaccada MAI PIÙ!!!

martedì 28 dicembre 2010

Alberto Granado

Non conoscevo Alberto Granado, ma grazie al film "i diari della motocicletta" ho scoperto questa persona, il più grande e fedele amico del Che, che certo non è e non potrebbe essere il protagonista del film e della storia, ma che mi ha affascinato molto. In sella alla sua "poderosa" in giro per il sud America con il suo amico Ernesto, entrambi dottori e con un idea molto più grande del semplice viaggio esplorativo, e proprio durante questo viaggio Ernesto capirà qual'è il suo destino. Beh il Che è il Che ma Alberto si dimostra prima di tutto un suo grande Amico, disinteressato dato che il Che ancora non esiste, giocherellone e spensierato, ma con dei valori e degli ideali veri, cosa che la nostra generazione ha ahimè ormai perso!
Insomma sarò presuntuoso ma un po' mi ci rivedo in Alberto Granado e chissà che magari un giorno potrò anch'io fare un viaggio con il mio amico dottore "Ernesto", prima di fare la revolucion!!! Sognare non costa niente!

Ecco un'intervista ad Alberto Granado, in cui traspare la profonda amicizia con Ernesto Guevara:

io appartengo a quel gruppo di vecchi che sono diventati anziani senza ascoltare consigli. Sono sempre andato contro alle posizioni della famiglia, per esempio quando ho detto che avrei fatto il ricercatore tutti mi hanno detto che sarei morto di fame. Poi: vai a lavorare con i lebbrosi? Nessuno ti si avvicinerà più. Vai a comprarti una moto? Ti ammazzerai per strada. Cosa fai, vuoi fare il giro del mondo con questo ragazzino che si chiama Ernesto Guevara? E io sì, comprai la moto, diventai ricercatore, lavorai con i lebbrosi e partii con il Che. E sono qui, che ve ne pare?
La mia vita è stata segnata da tre cose; la prima è aver conosciuto Ernesto Guevara. Ernesto quando aveva 14 anni era un ragazzino, io ne avevo già 20, c’era una bella differenza d’età tra tutti e due. Comunque era una persona che aveva avuto il coraggio di andare contro la famiglia, di girare con la moto, di lasciare tutto per poi dedicarsi alla rivoluzione. Queste sono state esperienze importanti, che hanno fatto di me una persona felice, anche perché sono stato sempre coerente con le mie idee.
Io mi sento molto unito ad Ernesto, da quando l’ho conosciuto nel ’42 e anche adesso che continua a tenermi d’occhio. E parallelamente sono stato un fedele sostenitore della rivoluzione cubana di Fidel.

Per quanto Che Guevara sia ancora un simbolo importante, soprattutto per i giovani, c’è chi mette in discussione la sua figura e lo dipinge come un “guerriero spietato”. Cosa rispondi a questo tipo di revisionismo?
C’è un proverbio in spagnolo che dice che è più facile acchiappare un bugiardo che uno zoppo.
In questo momento, ma è successo spesso anche in passato, c’è chi attacca Che Guevara e c’è chi dice che è spietato. Io vi posso portare un esempio molto semplice. Quando Gianni Minà ha proiettato il suo documentario abbiamo visto che ad un certo punto compare un lebbroso, un lebbroso vivo, vero, non un attore. Un lebbroso che si ricorda benissimo delle attenzioni e del modo molto umano in cui Che Guevara si avvicinava a questi malati. Compare poi un’altra signora che racconta il modo in cui Ernesto aveva operato un altro malato ad un braccio che non riusciva a muovere e gli ha spiegato perfettamente che cosa sarebbe successo dopo. Insomma, il Che era una persona estremamente umana e si capisce dalle testimonianze di chi lo ha conosciuto davvero.
Quando Ernesto è diventato il Che e si è dedicato alla guerriglia, è cosa risaputa che quando lui prendeva dei prigionieri gli toglieva le armi e poi li lasciava andare e se tra chi combatteva contro di lui c’erano dei feriti il Che si prendeva cura di loro. E se tra due feriti di parti avversarie, uno dalla sua e una contro, Ernesto dava le cure a chi era più grave e ne aveva più bisogno. Tutte queste cose sono documenate, scritte, sono conosciute in tutto il mondo. E allora perché dicevano che il Che era spietato? In realtà perché si comportava in modo giusto. La sua giustizia veniva scambiata per spietatezza. Difatti a Cuba, dopo la rivoluzione, non ci sono più torture, non c’è più la mortalità infantile che c’era prima, ora la percentuale è molto più bassa, dal 22% è passata all’8% e oggi ogni bambino ha 15 vaccinazioni contro 15 malattie. Il Che è sempre stato fedele ai suoi ideali, diceva che “bisognava essere duri senza perdere la tenerezza”.

Se dovessi fare un bilancio della sua vita, quali sono stati i momenti più importanti e quanto ha influito l’amicizia con Ernesto Guevara?
Se posso dire di avere un merito è quello di essere sempre stato fedele ai miei principi, di avere sempre lottato contro ciò che era il male, dentro e fuori dal socialismo e questo lo devo anche al Che; perché lui aveva questa caratteristica che diceva che non bisogna mentire, lui era incapace di mentire. E già che stiamo parlando di questo voglio dire un’altra cosa, che ho già detto molte volte: cioè, che Ernesto Guevara era soprattutto un uomo di carne ed ossa, ma è anche importante ricordare che aveva dei principi fortissimi, molto solidi. Io gli dicevo sempre, per scherzo, che aveva il difetto di avere molte virtù. Perché, per esempio, il Che, Che Guevara era medico, era intelligente, valoroso, era intellettuale, poeta, era coraggioso. Sembra impossibile che ci fossero persone del genere, anche perché c’è gente che è coraggiosa e poi finisce per assaltare una banca. Per esempio. Ci sono medici che si dedicano al commercio della medicina e ci sono poeti che si vendono al miglior offerente.
Ma non sono queste le cose più importanti del Che. Le cose più importanti sono possibili per tutti, anche se difficili: 1°, questa incapacità di mentire; 2°, non accettare niente che non gli corrisponda; e la terza cosa era, dare sempre l’esempio.
Ogni volta che penso che in questa società in cui ci sono tantissime persone buone che sono dominate da gente cattiva, questa incapacità di non accettare le bugie, di affrontare i bugiardi, affrontare quelle persone che diventano ricche facendo ciò che non dovrebbero fare, vendendo idustrie, vendendo il paese com’è successo in Latino America; la grande differenza sta nel passare dal dire: bisogna fare la rivoluzione, bisogna migliorare, bisogna lottare, a dire: facciamo la rivoluzione, miglioriamo, lottiamo, è questo che bisogna fare.

Come ti è sembrato il film di Walter Salles, ti pare che abbia rispettato la realtà dei fatti e di quello che avevate vissuto voi?
Mi sembra che il film rispecchi bene lo spirito con cui sia Ernesto che io abbiamo scritto nei diari. E questo è stato possibile solamente grazie all’apporto di un gran regista con una sensibilità storica importante.

I racconti che vengono ripresi nel film sono i tuoi?
Tutto il testo fuori campo è tratto dal diario del Che e dalle lettere che scriveva a sua madre

C’è qualche scena che ha risvegliato in te dei ricordi forti, la memoria della tua vita e del tuo passato?
Sì certo, ce ne sono molte. Ma in particolare ce ne sono due che mi hanno emozionato molto e che ho visto interpretare molto bene a Gael, a Valparaiso, quando va a visitare un’anziana malata e poi il discorso del compleanno a San Pablo. Queste scene sono realizzate benissimo e mi hanno portato dei grandi ricordi.

Nel film c’è questa cosa molto bella della verità, del non saper mentire da parte del Che e poi c’era il tuo divertimento di inventare bugie per uscire dalle difficoltà. Questo è quello che si vede nel film; ma era vero?
Sì, sì era vero. Questa capacità che aveva Ernesto di affrontare sempre le bugie direttamente . E’ una cosa che ha sempre difeso e che faceva parte della personalità non solo di Ernesto Guevara ma anche del Che Guevara.

Dopo tutto questo tempo che cosa è rimasto in Latino America e a Buenos Aires?
Io sono ottimista. Ma facendo questo viaggio 50 anni dopo quello famoso, è triste che alcune popolazioni e alcune zone sono rimaste tanto povere come 50 anni fa. Però si vedono in America Latina alcune spinte positive, come per esmpio che un ex sindacalista metallurgico è diventato presidente. E che in Argentina abbiano votato contro la corruzione del presidente di turno. Credo che questo indica che la gente si sta poco a poco risvegliando, è un segno di speranza.

giovedì 4 novembre 2010

A Manuel

Conto su di te
perche' tu sei mio figlio
conto su di te
non pretendo e non voglio
che diventi un re
ne' un campione sul miglio
ma soltanto che
tu faccia sempre del tuo meglio.
Conto su di te
perche' porti rispetto
a tua madre e a me
come all'ultimo insetto
che ha creato Dio
e se io mi addormento
prendi il posto mio
per tirare il carretto
conto su di te
non scansare la lotta
conto su di te
perche' affronti la roccia
che una vita e'
e lo faccia meglio di me.
Conto su di te
perche' studi e lavori
oltre che per te
perche' il mondo migliori
e se avrai di piu'
non nasconder tesori
pensa che c'e' un Dio
nei tuoi fratelli chiusi fuori
conto su di te
per fermare il cemento
sulla prateria
dove gli scappamenti
sputano follia e mortali incidenti
conto su di te
per salvare una trota
soffocata da una plastica idiota
conto su di te
perche' vinca la vita e
la bomba ammuffisca
la dove sta.
Conto su di te
che hai la vita davanti
se assomigli a me
anche nei sentimenti
forse soffrirai
navigando di fronte
e saranno guai
difendere un'idea o un'amante
ma io sento che
l'importante e' nel cuore
conta su di me
per sbagliare ed amare
conta su di me
come io conto
su di te!!!

Conto su di te (A. Celentano)

Firenze

Da La Nazione:

«Credo che per tutti coloro che la frequentano senza esserci nati», scriveva Giorgio Manganelli, «Firenze sia una città problema. Forse gli indigeni sono mitridatizzati; ma per gli altri è una città impossibile. Non è un luogo verosimile: la densità, l´intensità dei luoghi la fanno una città intossicata dai capolavori, irrespirabile. Quegli stranieri che danno di matto sotto la cupola del Brunelleschi sono esseri sani, normali, ragionevoli e di successo nella vita. Non sono nevrotici: la nevrosi è Firenze». Io sono uno di quegli indigeni di cui parla Manganelli. Sono nata a Firenze, e quando lo dico la gente mi sorride. Spalanca gli occhi con un´espressione estatica, aggiusta la conversazione, abbassa la voce. Come si fa di fronte a un capolavoro, o a un malato di mente. Non c´è scampo. È una di quelle cose che ti porti dentro per sempre, come l´epatite B. Perché Firenze non è una città, è un luogo comune, è l´epitome della bellezza, il sogno erotico dell´occidente.
 
E la cosa più tragica è che, mentre tutto intorno marcisce, niente più funziona da questa parte di mondo e anche gli uomini e le donne italiani diventano grassi e ottusi, Firenze diventa sempre più bella. Come in un incubo, ogni volta che ci torno mi sembra di scoprire nuova gorgogliante e sorgiva bellezza. La piazza del Duomo da poco pedonalizzata, per esempio, ha rivelato nuove prospettive, quella lunga infilata da piazza San Marco che lascia senza fiato. Quando io ero bambina, anche la piazza Santissima Annunziata era un parcheggio. Poi un giorno le macchine sparirono. Beh, fu davvero una specie di rivelazione. Andateci, e provate a immaginare che cosa potesse essere con le macchine fin sotto il monumento equestre del Granduca Ferdinando I. Sembra incredibile. Già che siete lì, date un´occhiata alla Basilica. Dentro la cappella di San Luca c´è una Madonna col Bambino di Pontormo di particolare meraviglia. Ma prima di fare qualsiasi cosa, se desiderate vedere Firenze dovete procurarvi una bicicletta. E considerato che le strade più belle non sono asfaltate, una bicicletta con buone sospensioni. A poche pedalate da piazza Santissima Annunziata, c´è il convento di San Marco con i dipinti di Beato Angelico e in particolare quelle bellissime cellette dei frati che sembrano affrescate ieri l´altro, per l´obliquità metaforica. Già che siete lì, io vi direi di andare a dare un´occhiata alla biblioteca Marucelliana, all´inizio di via Cavour. Un luogo di pace, dove, con un po´ di insistenza, potreste addirittura ottenere di dare un´occhiata al manoscritto de Il più lungo giorno, di Dino Campana (proprio quello che Soffici perse, e che il poeta di Marradi dovette riscrivere a memoria, facendolo diventare I Canti Orfici). Pedalando verso la piazza del Duomo, potete provare l´ebbrezza di un gioco indigeno molto popolare, chiamato affettuosamente «schiva il turista rintronato». Quello che indietreggia senza guardare con la macchina fotografica in mano, o si getta incauto verso il pittoresco palazzo al di là della via. Se siete passati incolumi dal livello uno del nostro video-gioco preferito, passate al livello due: attraversamento del Ponte Vecchio. Solo i migliori riescono a rimanere in sella in quelle condizioni ambientali. State in guardia, sul Ponte Vecchio i turisti si fanno feroci e non è raro che provino a spingervi a terra con le mani o vi insultino pesantemente. Non cedete, una volta arrivati «diladdarno» la faccenda si semplifica e la vostra bicicletta, che avrete avuto la tentazione di gettare in Arno, si dimostrerà indispensabile. Superata via Maggio avete due possibilità: se siete stati così fortunati da aver beccato una di quelle belle giornate di sole di cui Firenze è assai parca, rompete gli indugi e buttatevi dentro il giardino di Boboli. Purtroppo dovrete abbandonare la vostra bicicletta (legatela bene, il commercio delle biciclette nella nostra città è fiorente almeno quanto quello del lampredotto) ma non siate pigri: camminate, sperdetevi, lasciate che lo spirito dei gaudenti Medici sia con voi. Se invece piove allungate di qualche metro e infilatevi dentro il Museo della Specola. Se avete bambini, si divertiranno, e a voi sembrerà di colpo di entrare in un romanzo di Conan Doyle. Ci sono stanze per le farfalle, per i ragni, stanze per felini, uccelli, pesci. Ci sono squali e pesci palla, un universo di animali immobili che ti osservano dalle vetrine di legno tutto intorno a te. Non ve ne andate senza aver visto quella che viene chiamata la Venere dei Medici, una donna gravida, con una lunga chioma di capelli scuri che le scende sulle spalle e fino ai fianchi. Sdraiata su un lenzuolo bianco, nuda. Sventrata da un lungo taglio che le apre il busto. È un modello di cera, opera di Clemente Susini. E adesso pedalate fino al cuore del cosiddetto «diladdarno»: la piazza Santo Spirito. Qui suonate il campanello del Palazzo Guadagni, alla vostra destra guardando la chiesa, e salite fino all´hotel all´ultimo piano. Chiedete un caffè, e fatevelo portare nella loggia. Seduti sui divani bianchi, vi sfido a dire una parola. La vista sulla città è stupefacente. Sembra quasi che sia stata aggiustata, che i monumenti siano stati ristretti per entrare tutti nell´inquadratura.
 
E adesso scendete, e andatevene dove vi pare. Qui intorno è tutto bello. Scoprite strade, infilate dentro i cortili (che spesso nascondono giardini). Godetevi tutto, fino alla piazza del Carmine e anche più in là. Ma sappiate una cosa: non basterà. Quando direte di essere stati a Firenze ci sarà sempre qualcuno che vi dirà ma l´hai visto quello? E quell´altro? E quell´altro ancora? E voi arrossirete e direte no, purtroppo no. E quello, scuotendo la testa, vi dirà che vi siete persi la cosa più bella, e che andare a Firenze e non aver visto la Madonna col Prosciuttino di Benozzo Benozzi è imperdonabile. Qualunque cosa abbiate fatto, qualunque tempo abbiate avuto a disposizione, la vera bellezza era altrove. Ci vuole pazienza. Ma voi ripetetevi come un mantra le sagge parole di Manganelli, e non vi deprimete. Non siete voi: è Firenze il caso di nevrosi riuscita.
 

giovedì 21 ottobre 2010

La libertà (Giorgio Gaber)

[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire un’avventura.
Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto
che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura
con la forza incontrastata della scienza
con addosso l’entusiasmo
di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE!!!

mercoledì 6 ottobre 2010

Stupid is better

Alle volte penso che essere stupidi sia un vantaggio. Chi è non ha la dote dell'intelligenza credo che abbia molte più certezze, si faccia meno domande, si angosci e si incazzi meno per quello che gli gira intorno.
Ma veniamo al punto: viviamo in un paese in piena crisi che da più di due mesi non fa altro che parlare di una cazzo di casa a Montecarlo, dove si fanno banchetti padano-romani davanti a Montecitorio, o si racconta barzellette che fanno tutto tranne che ridere, si offende gli ebrei, ci sono ministri mafiosi, si accusano i giudici un giorno si e l'altro pure, ci sono sindacati che scendono a compromessi con ricattatori approfittatori del momento di crisi per cambiare le regole che i nostri padri e nonni c'hanno messo anni di lotte e battaglie per ottenere, e intanto i tg vanno in onda per farci sapere che corona se lo faceva stroncare ni'baogigi da lele mora o dell'ultimo tigrotto nato allo zoo di berlino, sindaci che non hanno rispetto per la morte, di qualsiasi nazionalità si tratti e tutto mentre ci sono non so quante famiglie che sono disperate, padri che sono a casa sperando in un non so quale miracolo che li riporti al lavoro e nessuno parla o si occupa di loro, non si fa niente di niente per aiutare i più deboli, magari con una riforma fiscale che faccia pagare chi ha di più e di meno chi ha di meno, oppure tassare le rendite finanziarie o un cazzo di qualcosa che dia respiro alle persone e aziende in difficoltà. Ma mi sapete dire una qualsiasi iniziativa che è stata fatta a sostegno delle famiglie disagiate dall'inizio della crisi? Il tetto sui tassi dei mutui? Certo un tetto che con i tassi di adesso non potrà mai essere raggiunto e che comunque porterebbe a pagare lo "sforamento" a fine mutuo a tassi di interesse spropositati! A me altre cose non vengono proprio in mente.
Quindi ripeto che forse essere stupidi, non farsi tante domande e vivere alla giornata sarebbe di gran lunga meglio, sicuramente per vivere più in "scioltezza".
Mentre agli intelligenti non rimane altro che fare finta di non vedere tutta questa merda intorno sperando che sempre merda non resterà, perchè loro riconosceranno l'odore questa è la realtà!!!

Written by brain

domenica 3 ottobre 2010

Cuore o mente?

Pole il cuore comandare la mente? Nel mio caso quasi sempre e non è sempre detto che sia la cosa giusta!
Ma prendiamo in esame questi due organi del nostro corpo così diversi fra di loro:
Il cervello è complicato, è il nucleo operativo del nostro corpo, ci permette qualsiasi movimento, stimola gli impulsi nervosi che muovono i nostri muscoli volontari, come le braccia, le gambe che per compiere i loro movimenti hanno bisogno di lui, del comando che gli impone il cervello, la “Mente” di tutto. Lui analizza ogni cosa o situazione in lungo e in largo, esamina ciò che secondo lui è più giusto, anche conveniente, ci mette molto tempo per capirne le cause ed attuare le contromosse attraverso lunghe e laboriose riflessioni, poi, illuso di poter comandare il cuore, gli invia tutte le sue valutazioni.
Ma il cuore è l'unico muscolo che la nostra mente non riesce a governare, lavora da solo lui e infatti in un attimo straccia tutto il duro lavoro del "collega" e in men che non si dica esprime il suo giudizio basandosi esclusivamente sulle sensazioni ed emozioni provate ed è l'unico modo che il cuore conosce. Molte volte prende anche decisioni affrettate e quindi si sbaglia, direbbe il cervello, però quant'è bello lasciarsi andare e ascoltarlo. Così facendo anche la mente, forse impermalosita perchè nessuno la ascolta, si svuota, si libera di tutti i pensieri ed in fondo, forse, è una vera liberazione anche per lei!
Eppure ogni volta non sembra imparare perchè il cervello cerca sempre invano di domare il cuore, cerca di impedire l’enorme flusso di emozioni e cerca di far prevalere la ragione.
In questi eventi si susseguono sempre fasi alternate, dove la mente sembra aver completo dominio sul cuore, ma è tutta un illusione.
Ma il cuore non è mai sconfitto, perché appena può affila gli artigli e infligge colpi mortali alla mente, uccidendola e consumando definitivamente la persona.
È proprio vero che al “cuor non si comanda “ ed è anche un bene perché se si potesse dare un controllo alle emozioni non si vivrebbe più, e senza quest’insieme d’emozioni non si apprenderebbe il vero senso della vita!

Written by Heart

mercoledì 29 settembre 2010

C'è simpatia tra di noi

Ieri approfittando dello status di influenzato nel quale mi trovo, ho rivisto molto volentieri il film "Ovosodo". La storia me la ricordavo bene, ma non mi ricordavo di una frase del protagonista che stavolta mi ha colpito e sulla quale ho riflettuto molto:
"La simpatia è un falso merito, un merito mafioso, tipicamente italiano. In Francia o in Inghilterra non ci tengono mica così tanto a restare simpatici, ma ad avere dei meriti reali. Solo gli stronzi son simpatici!"
Ora al di là della frase finale come si fa a non essere d'accordo? Lo vediamo nella politica da ormai quasi vent'anni, re Silvio se non fosse che è un politico ma magari un conduttore o un comico sarebbe simpaticissimo, il problema è che questa sua "simpatia" o carisma la sfrutta a scopi politici nonché personali. (In questo caso va benissimo anche la frase finale!) Lo vediamo anche nel lavoro, almeno nella mia azienda, molti di quelli che riescono ad andare avanti sono persone più brave nelle P.R. sfruttando la loro simpatia, che non nel lavoro quotidiano. Ma lo si vede anche nella schiera di amici che uno ha, ce ne sono alcuni con cui tutte le volte che ci esci è una risata continua, ogni viaggio, ogni cena, ogni momento passato insieme è un divertimento, ma alla fine quali sono veramente i suoi meriti? Spesso viene molto più apprezzato lo "stare bene" con una persona che non il suo effettivo valore. Questa per me è la triste realtà alla quale sono giunto.
E allora è meglio uno scorbutico con dei valori veri, genuini e sinceri o un simpaticone che ti fa sganasciare dal ridere ma che in fondo è un grande egoista? La cosa migliore sarebbe fondere i lati positivi di entrambi, o per lo meno provarci e ho detto poco!!!

Written by Brain

martedì 21 settembre 2010

Alti e bassi.....(grasso magro, bello brutto Riccardooo)

Ci sono periodi passati tra un continuo alternarsi tra alti e bassi. Oddio è anche vero che una vita piatta, tranquilla si, ma sempre uguale non fa proprio per me anche se certe volte la vorrei. Insomma questi ultimi tempi li sto passando tra un lavoro che proprio certe volte non ce la fai a fartelo piacere, tra amici con cui speravi di aver instaurato un rapporto diverso e altri che invece sono sempre una piacevole certezza, tra amici storici che un po' per colpa tua e un po' per colpa sua avevi perso ma che hai rivoluto e ritrovato e ne sono molto felice, tra un figlio che ti grandi soddisfazioni e che cresce veramente giorno dopo giorno, tra una moglie che ti sopporta e supporta da ormai tanti anni, tra dei genitori semplicemente fantastici e i quali con il tuo avanzare dell'età e con il tuo essere babbo apprezzi molto di più, tra una viola che ogni anno credi sia quello bono e invece ti ritrovi alla terza di campionato in uno stadio imbufalito già a inizio secondo tempo, tra una casa che senti sempre più tua e ti convinci di aver fatto la scelta giusta, tra un ginocchio che ti fa male, un orecchio che ti si gonfia e una stanchezza perenne, tra una bilancia che non vole calare nemmeno d'un etto, tra spese che si accumulano e un conte che langue, tra mille viaggi e progetti che vorresti fare, tra che forse penso veramente sempre troppo, ma d'altronde la capienza della mia scatola cranica è abbondante, per cui le idee ci sciaguattano che è una bellezza.

P.s. Come dice il mi'babbo: per fare un casco a te bisogna fondere un carro armato!!!

P.p.s Ormai sto blog è diventato un luogo in cui vomitare tutto ciò che mi passa per la testa, ma in fondo il condividerle suila rete mi fa sentire un po' meglio

Written by Brain

venerdì 17 settembre 2010

Poesie musicali from Basilicata

"Maria Teresa non è bella!
Però a me mi piace!
Io penso che l'ideale è quando trovi una brutta che ti piace,
e che ci vuole a farsi piacere una bella!!!
Quella brutta invece,
agli altri non gli piace,
ma a te ti piace!
E nemmeno ti sembra brutta,
perchè sennò,
non ti piace!
L'ideale ideale però,
è quando trovi una brutta che ti piace,
e tu gli piaci!
Perchè sennò se a quella brutta non gli piaci,
ti conviene che ti piace una bella,
se si tratta di non piacere!"


Come non potrebbe essere d'accordo un "diversamente bello" come me???

domenica 5 settembre 2010

Sensazioni

Sono le due di notte ed è appena finita una giornata che mi ha lasciato diverse sensazioni contrastanti tra loro (strano!!!). Nel pomeriggio la sensazione netta che il gruppo che tu credevi esistesse e che avevi anche contribuito a creare, in fondo non era poi così tanto un Gruppo. Ah attenzione non è proprio mia intenzione far polemica, sto solo cercando di tirar fuori le cose che il mio cuore mi sta dicendo, senza ascoltare il cervello (altrimenti non avrei scritto niente) e cercando di essere sincero fino in fondo come sempre. Stavo dicendo del gruppo, si quello che ho avvertito è che alla fine sto gruppo fosse solo un insieme di persone che si son divertite e anche tanto insieme, ma non un gruppo per come lo intendo io. Per quanto riguarda l'aspetto personale poi direi che ho avuto la conferma che lo sposo è sempre stato coerente con se stesso e con me, non mi ha mai dato "l'illusione" che si fosse Amici con la A maiuscola, io magari ci speravo, ma di questo gliene va dato atto. Anche perché probabilmente abbiamo due visioni completamente diverse dell'amicizia, lui molto più a pelle ed io più da "contatto" e vita vissuta insieme. Basta vedere il rapporto che c'è con il balordo di Grosseto, non so quanto tempo abbiano passato insieme o quanto si sentono o si vedono ma vederli assieme come due fratelli veri è semplicemente fantastico.
Ovvai ora che il mio cuore ha parlato posso anche andare a farlo riposare, tanto ormai sto blog sta diventando quasi una specie di autopsicanalisi!!!

Written by Heart

domenica 22 agosto 2010

Inaspettata

Ci sono amicizie che non ti aspettavi, che non erano previste e per queste sono ancora più belle. Una collega che all'epoca era solo una "pischella" discretoccia che diventa donna tutta insieme e questo gli provoca ansie e incertezze da futuro non ancora ben definito. Una che condivide i miei stessi valori, che capisce e riconosce le persone al volo, magari non proprio sempre altrimenti qualche delusione se la sarebbe risparmiata. Ha sofferto e questo, secondo me, gli ha fortificato il carattere ma gli ha fatto anche alzare barriere verso il sesso opposto. Deve riacquistare la fiducia negli altri (hai detto poco) ma sono sicuro che ce la farà. Una"cretina" dal cuore d'oro e dai sani principi, una che già alla sua giovane età (29 anche se di una donna non andrebbe mai rivelata l'età) ha la testa a posto, che non gli basta solo il puro divertimento, vuole qualcosa di più, vuole certezze. Con questa testa e a questa età non è che ce ne siano poi molte oggigiorno (una di queste me la son sposata). Menomale che ci sono ancora persone così e che è una mia INASPETTATA amica!!!

Forza Sarina, io fo il tifo per te,

P.S. Asciugati la lacrimuccia

giovedì 19 agosto 2010

Pensieri sparsi di un uomo sempre in contrasto con se stesso

Io sono felice oppure dovrei credere di esserlo, correre mi fa sentire meglio ma che palle correre, speriamo che il compagno Fini mandi a casa berlusca ma se si rivota rivince Silvio, dovrei andare più piano in moto ma sono sempre di corsa, gli amici quelli veri son pochi e rari ma io vorrei averne sempre di più, sono timido eppure tutti dicono di no, lavorare per vivere e non il contrario eppure mi c'incazzo e pure parecchio, bella la 2 giorni con gli amici ma chi ce l'ha più il fisico per reggerla, sono tanto stanco ma dentro sono un vulcano di idee da mettere in atto (e al più presto), che trottolino inesauribile che è manu si ma quando s'addormenta, Vasco è Vasco però anche il Liga, il genere e-pistolare è un western (questa è fine), vieni in Mugello a mangiare il tortello (pubblicità molto originale sentita a s.Piero), dei morti non si parla male ma Cossiga a me mi stava simpatico come una picconattta negli zebedei, una grande squadra si vede dalla difesa difatti la viola c'ha una media di 2 cappelle a partita, Ale non scrive più e kappaviola scrive pure troppo (e menomale, per k intendo), k si nutre di kellogs, kiwi, kebab e dice tante kazzate, dottor Collacchioniiiiiiiii, la bilancia è rotta o almeno lo spero, a me la colazione in albergo non penso servirà, voglio andare al mare ma si sta bene anche in campagna, Novoli è stato il mio quartiere (di merda) per 26 anni ora è il mio luogo di lavoro (di merda), il mi babbo accartoccia sempre la macchina e io sono suo figlio, bello il caffè nella moka da 2 (sempre la k c'è) ma mi sta fatica farlo, la felicità delle persone per me importanti è anche la mia felicità, chiedimi se sono felice, boh, birra o vino, d'estate la birra e d'inverno il vino, se diventassi "turista per sempre" continuerei a lavorare, manu non mi chiama ancora babbo ma l'importante è che non chiami babbo qualcun'altro, voglio farmi un bel giro in canoa al bilancino, ma io odio bilance e bilancine, i pensieri e le kazzate son finite e sto cesso è comodo ma dopo 10 minuti ti si informicolano le gambe!!!

martedì 25 maggio 2010

Ogni commento è superfluo


MILANO - «Da quando siamo stati costretti ad abbandonare il nostro yacht il piccolo Nathan Falco piange spesso, non è più tranquillo e sereno come prima». Elisabetta Gregoraci, in un'intervista al settimanale Diva e donna, parla di quello che definisce un «terribile incubo» vissuto dopo il sequestro da parte della Guardia di finanza dello yacht "Force Blue" sul quale viveva con il figlio di due mesi e il marito Flavio Briatore, ora indagato per contrabbando e frode fiscale.

NOSTALGIA - «Il nostro bambino è quello che ha risentito di più di questa situazione, di questo brusco cambiamento - spiega la ex showgirl -. Da quando siamo usciti dalla clinica di Nizza dove ho partorito, ha vissuto a bordo dello yacht: ora non è più tranquillo e sereno come prima, sente la mancanza della sua cameretta bianca, dei suoi spazi, che lo hanno protetto fin dai primi giorni».

lunedì 24 maggio 2010

Sai ganzo...


Ale m'ha tolto letteralmente le parole di bocca. Ma lo sai ganzo se Prandelli ora dicesse: "come ho scritto nel comunicato un mese fa, rispetterò il contratto fino alla scadenza". Ganzissimo (eeeeeehhh)!!!
Con i tifosi che stanno preparando la festa d'addio, Corvino che sta cercando il nuovo allenatore spaziando da Dunga a Lerda, i DV contenti di risparmiare sull'ingaggio del mister, Abete contento d'aver trovato il CT, le ferramenta contente per la vendita delle bombolette spray atte a scrivere striscioni su striscioni (e che striscioni!!!) e PRANDELLI RESTA.
Sarebbe bellissimo (???), divertentissimo!!!
Ci si potrebbe ragionare e scannarsi per un anno intero, a Firenze viviamo per questo!
Per adesso se ci vogliamo attenere ai fatti, però, ci resta una dirigenza che ha detto "mister se vuole andare vadi, e facci pure in fretta, grazie" con un aplomb degno del super mega direttore generale di Fantozzi e un mister che fa un comunicato ufficiale (l'ha scritto lui o gli hanno ricalcato la firma controluce alla finestra?) e dopo un mese cambia idea, un gruppo di tifosi impermalositi (tale parterre di fiesole) che vogliono cacciare i DV solo perchè gl'hanno venduto Jorgensen e il resto della tifoseria che gli sta organizzando una (meritata) festa d'addio e ringraziamento.
Io penso che in questa vicenda non c'è da schierarsi nè con quello nè quell'altro, nonostante la gestione della situazione che nemmeno io a fine serata all'OktoberFest sarei stato capace, c'è solo da continuare a fidarsi di questa società, ringraziare il mister per le molteplici gioie che ci ha regalato in 5 anni e RIPARTIRE con un nuovo allenatore e un nuovo progetto.
Ciao Cesare lasciamoci con un "grazie mister, c'eravamo tanto amati".
Due suggerimenti a Corvino per il sostituto da un tifoso appassionato: Leonardo o Zeman. Il primo è persona seria, preparata, a modo e magari ci porta anche qualche neo fenomeno dal Brasile, il secondo ci fa divertire un monte, magari un si vince nulla, ma giocare con ljaic e mutu terzini e 5 punte non ha prezzo!!!

Vasco aveva scritto anche una canzone premonitrice sul rapporto degli ultimi mesi tra dirigenza e mister:
La nostra relazione
oramai non ha più senso
tu hai le tue ragioni
ed io son forse troppo stanco
tra l'altro non è facile
ricominciare tutto
lasciamo stare dai
non rifacciamo un letto ormai disfatto

Non è un segreto dai lo sanno tutti
e tu sei buffa quando cerchi
di nasconderlo alla gente
che ci vede litigare
per qualsiasi cosa o niente
per la noia che da sempre
ci portiamo dentro
inutile negarlo!!

P.S. Ecco un'altra immagine di Prandelli con l'immancabile mitico giubbottino

venerdì 21 maggio 2010

Tanto per ribadire


Tanto per rafforzare il concetto che ho espresso nel post precedente ecco la lettera inviata dalla giornalista Maria Luisa Busi al suo direttore simpatia Minzolini, anche se non posso essere d'accordo su tutto ciò che dice, ma viene ribadito un concetto a ui tengo: la pluralità d'informazione è un arricchimento, non certo l'informazione preconfezionata, lasciate decidere alla gente se guardare un tg o un altro, non fategli credere cose solo perchè vi comoda così.

"Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori. Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la piu'grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale'. Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E' stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese.

Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'é il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'é posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perché falliti? Dov'é questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale". "L'Italia - scrive la giornalista - che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale".

"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E' lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori. I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E' quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica".

Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un'ultima annotazione "più personale": "Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto: 1)respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'é più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo. 2)Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo. 3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di "danneggiare il giornale per cui lavoro", con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il tg1 dara' conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche".

Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno". E conclude "Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere".

Anno Meno Zero


Dopo il polverone scatenato da mille notizie riguardanti l'addio di Santoro alla Rai, dove si parlava di cifre esorbitanti, accusandolo di essere un mercenario che ritratta le proprie idee in cambio di un pacco di soldi, ieri il buon Michele ha risposto per le rime attaccando un po' tutti: giornali, partiti di destra e sinistra, direttori Rai ecc. ecc. Ma una cosa ha detto più giusta delle altre, lasciate decidere al mio pubblico se sto facendo la cosa giusta oppure no.
Ecco io vorrei capire perchè in questo paese un giornalista che fa una bella trasmissione, con dati di ascolto bel al di sopra della media della rete senza mettere in bella vista culi e tette (che comunque son ben accetti eh) e che soprattutto dice quello che pensa (e non quello che gli viene detto di pensare), senza nascondersi dietro ad un dito e non lo fa in un editoriale alla fine di un TG, ma bensì con più di un contradditorio in studio, io vorrei sapere perchè deve essere criticato, accerchiato, denigrato, denunciato da una banda di cialtroni, come li ha chiamati lui, di destra ma soprattutto di sinistra??? Perchè???
Non riesco proprio a capirlo, si dice che dia noia alla destra per ovvii motivi e alla sinistra perchè gli fa perdere voti facendo una trasmissione di questo genere??? Cosa??? Ma una trasmissione dove c'è un dibattito, che può esser più o meno schierato fa solo riflettere le persone, la gente ha un cervello e può scegliere se quello che viene detto è giusto oppure no, può anche cambiare canale, sai quante volte io che sono di sinistra non mi son trovato d'accordo con quello che veniva espresso???
E mi ricollego a ciò che ha detto Santoro, lasciate decidere a noi se continuare a seguire AnnoZero e quando arriverà ad ascolti bassi, beh sarà giustificato chiudere la trasmissione, ma lasciate decidere il pubblico, con il proprio cervello, le proprie idee, il proprio arbitrio.
In Italia ci sarà anche tanta gente lobotomizzata che pensa quello che la tv gli impone, ma ce n'è altrettanta e anche di più che è in grado di decidere cosa è giusto e cosa non lo è.

P.S. Vespa che da lezioni di morale non è male.....

martedì 18 maggio 2010

Quando mi vieni a prendere


Mi voglio ricollegare al post precedente, ho appena ascoltato per la prima volta il nuovo cd di Ligabue "Arrivederci, mostro", bello, scorre bene già al primo ascolto, molto più cantautoristico (per come lo intendo io) rispetto ai precedenti, per questo mi piace molto, ma non posso fare a meno di parlare di un canzone che è un vero pugno nello stomaco, un colpo al cuore, un concentrato di emozioni descritto in parole e musica: "Quando mi vieni a prendere".
Come Liga sia riuscito a descrivere un fatto di cronaca così triste in questo modo sublime è un mistero, sembra davvero una lettera scritta dal bambino tristemente protagonista del fatto, invece che da un uomo sulla cinquantina. E ritornare a pensare come un bambino, dopo che hai visto veramente com'è questo mondo di merda, è veramente un'impresa ardua. Impossibile tornare a vedere tutto come un gioco (pericoloso) quando sei adulto, magari ci si riuscisse, ma Liga c'è riuscito in pieno.
Ascoltare questa canzone ti provoca inevitabilmente un groppo in gola (quando va bene), non si riesce quasi ad ascoltarla, fa male.
Ma non posso fare altrimenti che inchinarmi dinanzi a questo CAPOLAVORO.
Grande LIGA (col permesso di Kappa)


E la maestra oggi
sembra molto più nervosa
non so se è colpa nostra
o se sente chissà cosa
un paio di noi altro le fanno sempre fare il pieno
e io vorrei soltanto
che non mi stessero vicino

e poi è stato come quando tolgono la luce
e la maestra urlava come con un’altra voce.
Se non stiamo buoni arriva forse l’uomo nero
io prima ho vomitato e lui adesso è qui davvero

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Vieni un po' prima fammi una sorpresa

L'uomo nero forse è qui
perchè ci vuol mangiare
non vedo la forchetta
ma il coltello può bastare
ti chiedo scusa mamma se ti ho fatta un po' arrabbiare
ma fai fermare tutto
che ho capito la lezione
e tu e papà che litigate spesso sul futuro
e io che sempre chiedo
ma il futuro che vuol dire

e l'uomo nero gioca
e questo gioco quanto dura
forse dopo questo gioco
avrò meno paura

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Ti devo chiedere un'altra volta scusa

e la maestra adesso è sdraiata e sta dormendo
i miei amici urlano, qualcuno sta ridendo
ci sono le sirene e sono sempre più vicine
che giochi enormi che sa organizzare l’uomo nero
i miei amici ora stanno solamente urlando
e tutti quanti insieme
è proprio me che stan guardando
ma non ho scelto io di stare qui con l'uomo nero
appena lui mi lascia
è con voi che voglio stare

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Vieni un po’ prima
fammi una sorpresa


MUSICA


Vi è mai capitato di chiedere a qualcuno cos'è per loro la Musica? Vi sarete sicuramente accorti che ogni definizione è diversa dall'altra, ognuno ha la sua frase da associare alla LORO definizione di musica. Non è mai la stessa.
La musica è un linguaggio e, a seconda del proprio stato d'animo e della propria personalità, comunica cose differenti. La musica è qualcosa di universale, che possono comprendere tutti. Solo che ciò che viene compreso è differente e non è mai la stessa cosa.
Per me ogni definizione sulla musica è giusta, è impossibile fare della comunicazione di stati d'animo una convenzione.
La differenza e quello che veramente conta è solo l'emozione che riesce a trasmetterti, perchè la musica può accompagnarti in un viaggio, può risollevarti in una giornata storta, può farti cantare e/o ballare e quando riesce a metterti i brividi beh è tutta un'altra cosa!
C'è chi riceve queste sensazioni ascoltando Mietta, chi Lady Gaga (i brividi me li metterebbe solo se l'ascoltassi chiuso dentro ai'frigo), chi Luca Carboni, chi Al Bano, chi Luis Miguel ecc. ecc. a me i bordoni me li fa venire spesso Vasco, specie con le canzoni d'amore che sono delle vere e proprie poesie per gli orecchi, quasi sempre Freddie Mercury, a volte Liga, altre volte qualche cantante meteora ma che ha indovinato il singolo giusto, insomma è una cosa molto soggettiva, dovuta alla sensibilità e alle esperienze di ciascuno senza dimenticare il gusto personale.
Non si può metter bocca quando uno corre per comprare l'ultimo cd del suo cantante preferito (anche se io certe volte mi ci diverto), viviamo di emozioni e se una canzone ce ne può dare ancora ben venga.
Avete mai pianto ascoltando una canzone o cantato a squarciagola di rabbia o felicità? Beh chi non l'ha mai fatto non sa cosa si perde, è una liberazione, riesce a tirarti fuori in un attimo quello che avevi dentro da un po' ma che non ne voleva saperne di uscire fuori, poi ecco le parole e le note giuste ed è come un'esplosione che non si può più contenere e non ti resta che cantare mentre un brividone interminabile ti sale dal buco del baogigi fino agli orecchi, in quel momento il cervello perde completamente il controllo sul cuore!!!
E allora VIVA LA MUSICA (e viva la bigica eh!!!).

lunedì 17 maggio 2010

Peccato


E si chiude in modo triste questo campionato, senza interesse come non mi succedeva da parecchio tempo, noi che siamo abituati al cardiopalma fino al 97''.
Ieri ho guardato un po' la samp e un po' l'inter sperando che mi dessero le mie 2 ultime gioie possibili, la samp in CL e i giallozzozzi secondi (e a un certo punto c'hanno pure creduto!!!) e così è andata, ma della mia viola nulla, solo un po' di zapping per la curiosità di vedere all'opera qualche giovine di bella speranza, poi la solita tristezza di questi ultimi mesi.
Però non posso concludere la stagione senza ricordarmi di quello che questi ragazzi, questo mister e questa società ci hanno fatto vivere negli ultimi 5 anni e senza andare nemmeno troppo lontano qualche mese fa, se le ricorda nessuno le partite di liverpool, lione, monaco??? Ci si ricorda che siamo stati eliminati dalla coppa italia con qualche recriminazione contro la squadra più forte, dopo che la fiorentina era diversi anni che andava fuori quasi subito? Peccato davvero per questo finale ok, ma non può cancellare una stagione che per me rimane comunque positiva!
L'unica cosa che non mi è piaciuta e che devo recriminare contro questa società è la mancanza di chiarezza, sono successe cose e fatti che non si riescono a spiegare e che molto probabilmente hanno influito sullo spogliatoio e hanno portato a questo finale, ne sono sicuro. Tra presidenti che se ne vanno perchè ce l'hanno non si sa con chi, patron che se ne vanno non si sa perchè, allenatori che rimangono non si sa fino a quando noi tifosi non ci s'è capito una emerita mazza!!! E la squadtra ne ha risentito.
Ok mettiamoci una pietra sopra, ma ripartiamo con il progettO vincente che ci ha fatto godere in questi anni, senza se e senza ma, con un presidente certo, un allenatore certo e un progetto di squadra certo. Ci venga detto se dobbiamo vendere i campioni e puntare tutto sui giovani, firenze capirà (almeno in parte), oppure se dovrà esserne sacrificato qualcuno e ne arriveranno altri, firenze si fiderà, perchè non dovrebbe!
Però ripartiamo, non trasciniamo più questa situazione di stallo.

FORZA VIOLA

venerdì 7 maggio 2010

Rivoglio la sinistra


Io avrei anche la voglia e la forza di rialzarmi, di reagire, di incazzarmi, di credere in qualcosa o qualcuno, ma in cosa o in chi? Chi può incanalare questa voglia mia come di tanti tanti altri? Naturalmente sto parlando di politica, l'inizio a stiaffo non era molto comprensibile, ma mi garbava così!
Insomma qui c'abbiamo un re padrone che comanda l'italia, ma non voglio parlare di lui, ogni parola è superflua, anche perchè il vero problema del nostro paese non è Silvio, ma un'opposizione che non c'è e pure da un bel po'.
Dov'è finita quella sinistra che non gl'andava mai bene nulla, che coinvolgeva tanta gente incazzata, che rompeva le palle, ma che ora mi manca tanto??? Possibile che l'unica alternativa al partito dell'amore sia una specie di partito di addormentati narcotizzati che ogni tanto vanno in tivù a fare presenza??? Come diceva quello: "quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare", ma dove sono 'sti duri??? Eppure il gioco adesso è ben più che duro! Possibile che debba passare la vita a votare contro e non per???
Rivoglio la sinistra!!! Quando c'era mi faceva incazzare, molte volte non ero d'accordo con loro, ma quanto mi mancano adesso.
Perchè la nostra generazione non può avere un altro Berlinguer? Magari Benigni ci farebbe un altro film.....
Noi ci dobbiamo sorbire i vari D'Alema, Bersani, Prodi, Veltroni, ma uno bello incazzato nero tipo l'automobilista di Gioele Dix no?
Basta toni pacati, con questa gente ci vuole qualcuno che riesca a convogliare questa sana rabbia che monta in gran parte del popolo italiano. Perchè la lega sta riscuotendo tutto questo successo? Perchè la gente non ne pole più e sono gli unici che riescono (per me nel modo sbagliato) a recepire questo stato d'animo.
Rivoglio la sinistra vera, autentica, che credeva anche in un'ideale irreleazzibile e che in tutto il mondo è fallito, ma almeno credeva in qualcosa, e non ci stava a certe manfrine, non li faceva certi inciuci e rompeva le palle un po' a tutti, senza guardare in faccia a nessuno!!!
Io sempre stato abbastanza moderato, ma mai ho visto il mio paese in queste condizioni, per cui la moderazione ora vada a farsi benedire e l'incazzatura avanzi!!! Ridatemi la sinistra!!!

Enrico Berlinguer: "Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita."

giovedì 22 aprile 2010

Oh bella ciao


Vi posto un articolo che mi ha colpito e che da il senso della situazione attuale del nostro paese, sui motivi che spingono tanti giovani a iscriversi ad un'associazione che sembrava ormai un raduno di partigiani ultraottantenni, fra quelli che sono ancora vivi, destinata a sparire con il suo insieme di valori e storie da raccontare alle nuove generazioni. E invece eccola qua, una piccola speranza in un paese che ormai sembrava rassegnato, privo di valori, se non quello del consumismo e del "grandefratellismo".
Ragazzi queste persone hanno fatto la storia del nostro paese, hanno vissuto delle esperienze che solo a sentirle raccontare viene i brividi, hanno creato la nostra Costituzione, proprio quella che ai giorni nostri stanno cercando di distruggere pezzetto per pezzetto.
ITALIA RISVEGLIATI, io per primo, sono stato a guardare fin troppo!!!ROMA - Più che mai rinvigorita. L'Anpi, l'associazione dei partigiani, fa un bilancio alla vigilia del 25 aprile, dal quale risulta che ha raggiunto 110 mila iscritti, nel 2009. Un boom mai visto. Ma soprattutto, dovuto alle nuove leve di "ragazzi partigiani", giovani e perfino giovanissimi che di guerra e Resistenza hanno solo sentito parlare, ma convinti di poter contribuire lo stesso alla causa per cui i partigiani doc lottarono e morirono: la democrazia e la Costituzione.

Un 25 aprile in cui non mancano le polemiche. A Mogliano, in provincia di Treviso non si suonerà "Bella ciao" 1. Anche se il sindaco leghista, Giovanni Azzolini nega: "Nessun problema a far suonare 'Bella ciaò alla banda comunale, se i partigiani lo chiedono", meglio, però, la 'Canzone del Piave', "che celebra il fiume sacro alla patria". Azzolini ricorda di "essere iscritto all'Anpi", non vuole sentire parlare di veti e davanti alle tv locali e sul web canta "Bella ciao" e parla di "fraintendimento". Tuttavia, ritiene che l'inno al Piave è più adatto, "tanto più che proprio da Mogliano la Terza Armata partì per riconquistare l'Italia". Protesta l'Anpi, ricordando che 'Bella Ciaò è "canzone di tutti".

I partigiani snocciolano i numeri: a controbilanciare il 10% di iscritti, ovviamente in calo, di partigiani storici e di 'patriotì delle Sap e delle Gap (le Squadre e i Gruppi di Azione Patriottica), uomini e donne che hanno doppiato da un pezzo gli 80 anni, c'è ormai un altro 10% di 'juniores' fra i 18 e i 30 anni, mentre il grosso degli iscritti (60-65%) appartiene alla fascia, ampiamente "postbellica", di 35-65enni. Una vera rivoluzione, anagrafica e culturale, resa possibile dal nuovo statuto che dal 2006 ha aperto le porte dell'Anpi a chiunque dichiari e sottoscriva di essere "antifascista". Nel giro di tre anni si è passati così da 83 a 110 mila iscritti, con un più 27 mila che, confrontato con il calo costante degli anni pre-riforma (dai 75 mila iscritti del 2000 se ne stavano perdendo centinaia l'anno), ha riportato l'entusiasmo nei comitati di tutta Italia.

Ma guai a pensare che la modifica dello statuto sia stata un escamotage anti-età: "Noi abbiamo combattuto per valori che tutti gli uomini hanno dentro, e che spetta a tutti difendere, in qualunque epoca" sostiene Silvano Sarti, 84enne protagonista della Resistenza fiorentina e presidente dell'Anpi di Firenze. Dove, nelle due sezioni più grandi della provincia, i giovani di 18-35 anni sono passati in tre anni da zero a 342, i 35-60enni sono più di due terzi degli iscritti, e a capo di un'altra è stato da poco eletto il segretario più giovane d'Italia: "Chi si associa all'Anpi" spiega Sarti "semplicemente ama la Costituzione e vuole difenderla. E chi deve scendere per primo in piazza se non dei giovani con le gambe buone?". E che non si tratti solo di numeri, lo dimostra, spiega il vicepresidente dell'Anpi nazionale Armando Cossutta, quel che avviene nelle sezioni e nei comitati provinciali: "Pieni di gente di ogni classe sociale, di ogni professione, di ogni età, felici di avere uno spazio che i partiti non offrono più: limpido, pulito, senza arrivismi". La "nuova giovinezza" dell'Anpi "sembra figlia anche della crisi della politica". E il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha invitato l'intera giunta a iscriversi all'Anpi, con lui in prima fila.

mercoledì 21 aprile 2010

Eccomeqquà


Dopo tanto, troppo tempo eccomi di nuovo qua. Mi son messo alle spalle, finalmente, un periodo mooolto lungo, più o meno un anno passato tra possibili acquirenti con l'assegno in mano che poi spariscono, o altri che non comprano la casa perchè non c'è il coppe sotto casa, tra compromessi fatti al volo per inseguire un sogno, tra fogli, documenti, certificazioni, convenzioni che non arrivano, nulla osta (o come scrisse una volta un mio dirigente di calcio: nulla Aosta), bandoni del garage più lunghi di 20 cm che mi son costati 300 euri, scale da aprire, mazzolate che pare i'giorno di'castigo, cucinieri che l'era meglio se la montavo da solo, gira gira, divani da segare e zuccate ni'soffitto, insomma cazzi e mazzi per arrivare finalmente ad oggi, alla casa che hai tanto desiderato e come tutte le cose che uno desidera tanto, è stata sofferta e sudata (a meno che non sei Re Silvio e c'hai una vagonata di soldi) e per questo me la godrò anche di più!!! Insomma un anno bestiale!!!
Ora però la strada diventa in discesa (ooooopplà toccatina). Mi voglio godere la nuova casa, la nuova vita, questo è un cambiamento importante, pensato, deciso e voluto da me e la jessy, ma condiviso anche dalle famiglie Masini e Pratolini. E ora si parte con le cene con gli amici, le sagre (voglio eleggere il miglior tortello mugellano da sagra), le scampagnate anche se son già in campagna, le girate in bici nel verde ecc. ecc.
Insomma adesso che il progetto è diventato realtà ho in mente tante di quelle cose da fare per renderlo ancora più bello, che manco me le ricordo tutte.
Sono uscito da questo periodo dove ho alternato momenti di depressione (non sto scherzando e chi mi conosce bene lo sa), che mi ha anche causato qualche problema fisico e sonde ni'naso, a altri di speranza e adesso che tutto è alle spalle sono un vulcano che bolle: ATTENZIONE a breve fermeranno di nuovo i voli a causa di una nube, non è ben chiaro da cosa sia formata..... proveniente da SAN PIERO A SIEVE.

IL MASO E' TORNATO!!!



P.S. Il calcio balilla (anche se preferisco chiamarlo calcino, la parola balilla un mi garba) finalmente è libero, amici vi aspetto numerosi per il 1° torneo di calcino di S.Piero
P.P.S Se quest'anno la viola non fa il ritiro a 200m da casa mia m'incazzo!!!
P.P.P.S. La jessy ha già prenotato un corso di "creazione tortello mugellano DOC"

martedì 2 febbraio 2010

This is the end

Quel giorno è arrivato, dopo averlo rimandato, aver tentennato, alla fine è arrivato il momento di dire basta, di smettere con una passione che mi prende una volta alla settimana da circa 12 anni, che ho condiviso con i miei amici, quelli che c'erano e quelli che ci sono adesso.
E' arrivato il momento di smettere col calcetto, sembrerà ad alcuni una cazzata e invece non lo è, per me è una decisione sofferta, pensata e ripensata, ma alla fine la decisione è presa, dopo una serata passata nuovamente sul solito campetto (la partita è finita da un paio d'ore), dopo aver cercato a destra e a manca 4 disperati come me che si sacrificano per tirare du'pedate ad un pallone che non rimbalza nemmeno in una serata gelida (e alla fine lo è stata in tutti i sensi). Non c'è polemica nel mio discorso, ci tengo a precisare, ma solo la constatazione che non ho più voglia (anche se lo sto dicendo con il groppo in gola).
Da cosa si capisce che m'è passata la voglia? Me lo son chiesto da diverso tempo, poi tutto si è fatto più chiaro, semplice: dalla non voglia di trovarsi a liberare il campo dall'acqua pur di giocare, mentre viene ancora giù un acquazzone della madonna, dalla non voglia di giocare con 0 gradi, dalla non voglia di ritrovarsi a fare la doccia diaccia, dalla non voglia di dover chiamare a mezz'ora dalla partita un amico che vorrebbe starsene con sua figlia nata da poco, o chiamarne un altro che aveva altri impegni imminenti, dopo aver cercato anche altra gente per 2 giorni per darci una mano, oppure dover chiamare Giuliano sempre a mezz'ora dal match per dargli forfait, dalla non voglia di fare a manate con la testa di cazzo di turno avversaria.
Ecco è da questi particolari, non che si giudica un calciatore, ma che si capisce che m'è passata la voglia.
Mi piange il cuore perchè è un'occasione per vedere degli amici che altrimenti vedrei di meno, per dire du'cazzate (e anche di più) in compagnia, per mangiare una pizza post-partita insieme, ma tutto ha una fine e la fine per me è arrivata.
Ma mi consola il fatto, ne ho la certezza, che gli amici veri si sentono e si vedono comunque se lo vogliono! Calcetto o non calcetto, ne son sicuro.
Mi rimarranno per sempre nella mente e nel cuore 1000 e più momenti passati insieme, belli e brutti, tra pronti soccorsi, pizzerie vecchie e nuove, spogliatoi container, palloni all'ipercoop, calcio a 7, bar fatiscenti, arbitri satellite, tedeschine invece della partita, tiri a gocciolina, avversari ubriachi e borse in quarantena, sponsor logorroici, fidanzate e poi mogli tra il pubblico, avversari che son sempre gli stessi, figli d'alcoolisti e fenomeni da circo, autogol da antologia e espulsioni altrettanto da antologia, semifinali a 6 squadre, portieri che diventano arbitri e che arbitri, trasferte a Chiesanuova, Padovani (dietro la ferrovia), Novoli, Campi Bisenzio, Scandicci, da Bibe, il nostro modo di giocare che quando ci riesce siam proprio forti!!!
A chi non conosce la storia del Geppo Team questo post potrà sembrare esagerato, ma credo e spero solo a loro. Intanto a me una lacrima spinge sull'occhio per esser liberata e allora lasciamola scorrere sulla guancia mentre la mia bocca dice la parola FINE. (Son stato troppo poetico???)

GRAZIE AMICI PER GLI ANNI PASSATI A SUDARE INSIEME, SON SICURO CHE CE NE SARANNO TANTI ALTRI, MAGARI SENZA SUDARE!!!

venerdì 8 gennaio 2010

Scusa Ameri, scusa Ameri.....

Quelle voci meglio delle telecamere
ci raccontavano indicibili emozioni

Ameri, Ciotti, Luzzi... I nomi dei radiocronisti per decenni non ebbero volti, eppure li amavamo
di WALTER VELTRONI

Vallo a spiegare, ora. Vallo a dire ad un bambino che ha appena finito di vedere in diretta Manchester- Leeds o Dinamo - Zenit e che ora, mentre i giocatori vengono ripresi alla discesa dal pullman, indugia con lo sguardo sulle inquadrature delle magliette dei giocatori della sua squadra del cuore ripiegate sulle panche degli spogliatoi . Vallo a spiegare ad un bambino che rivede sei volte l'azione di un gol o che spinge un pulsante verde e può godere la meraviglia di tutte le partite in diretta. Proviamoci.
C'era una volta un paese, il tuo, in cui tutto era in bianco e nero. C'era una volta un paese in cui i bambini come te, malati di calcio, aspettavano le sette di sera per vedere una partita in televisione. Che dico, non una partita, un tempo, uno solo. E non sapevano che tempo e che partita degli invisibili potenti avrebbero scelto seguendo imperscrutabili logiche e sofisticati equilibri. Allora, fai uno sforzo gigantesco di immaginazione, i più, come dite voi ora?, "fomentati" vivevano una domenica da reclusi. L'obiettivo era non sapere il risultato degli incontri prima delle sette, per poter vivere in tv l'emozione di quella rifrittura come fosse un pasto appena cucinato. Non si poteva uscire, non si rispondeva al telefono e, soprattutto, si teneva la radio spenta. Perché c'era " Tutto il calcio minuto per minuto".
Provo a spiegarti. Cominciando dal più difficile. Infatti anche quel programma cominciava nel secondo tempo . Si pensava che se gli appassionati fossero stati collegati dal primo minuto non sarebbero più andati allo stadio. Collegati alla radio, non con gli occhi di trentasei telecamere. C'era l'idea che si dovesse proteggere la percezione personale, diretta, fisica delle cose della vita. Non la loro diffusione universale, mediata e attenuata dal racconto e dalla selezione compiuta da registi o giornalisti. E così quegli uomini fortunati che si trovavano- nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto-a lavorare raccontando calcio erano gli occhi di milioni di italiani. Le loro voci erano un pezzo della vita di tutti. Come i loro cognomi: Bortoluzzi, Ameri, Ciotti, Luzzi, Provenzali. Erano dei grandi giornalisti, dei professionisti che sapevano, con le loro parole, raccontarti qualcosa di irraccontabile. Si può descrivere un quadro? Si può far immaginare un tramonto? Loro guardavano le gambe piccole e nervose di Sivori, la falcata potente di Gigi Riva, la tenace e minuta robustezza di Giacomino Losi e traducevano quelle immagini in parole. Lo facevano immediatamente, senza la possibilità di cancellare e riscrivere. Lo facevano senza che le immagini svolgessero la funzione di fornire il tappeto di base delle conoscenze. Dovevano far sapere cosa stava accadendo e dovevano fornire una emozione. La voce era una tavolozza, i toni erano i colori, le parole le pennellate.
Vedi, noi, alla tua età, quando non ce la facevamo ad aspettare le sette di sera eravamo appesi a quelle voci. E ascoltavamo le cronache delle partite dai campi che ci interessavano di meno, sperando sempre che un rumore di folla e poi una voce interrompessero chi stava parlando per fornire l'aggiornamento che aspettavamo ." Scusa Ameri" era l'anticamera di una gioia o di una rabbia tremende. I transistor, che cominciarono a diffondersi poco dopo l'inizio della trasmissione, consentivano che si potesse di domenica vedere gente che improvvisamente si abbracciava per strada o si metteva a ballare. Io ricordo di aver osservato una volta un tifoso deluso abbandonare una piccola radio sulle scale di una chiesa e andare via, forse smadonnando.
I radiocronisti erano dei tipi abbastanza eccezionali, un po' reporter e un po' poeti. Dovevano unire il fiuto della notizia con la capacità di darle forma e intensità emotiva. Erano gente veloce, in un tempo lento. Erano dove noi avremmo voluto essere. Erano in missione per conto nostro. Non avevano volti, nonostante fossero popolari come pochi. Per decenni nessuno ha mai visto il viso di Enrico Ameri e solo la Domenica Sportiva ha fatto più tardi conoscere a chi appartenesse quella voce da basso, arrochita da milioni di sigarette " Nazionali", che era la firma di Sandro Ciotti.
Molti di loro cominciarono con mio padre, nella mitica redazione "Radiocronache" che costituiva l'occhio sul mondo degli italiani, prima che arrivassero le telecamere. Era una squadra di persone selezionata su basi esclusivamente professionali. O eri bravo o a casa. Non potevi mandare un imbecille raccomandato a raccontare l'alluvione del Polesine. Quelle voci non erano una su mille. Erano la storia in diretta, erano in permanente esclusiva. I giornali sarebbero usciti il giorno dopo. Una parola sbagliata poteva fare catastrofi. Raccontavano cronaca e sport, eventi tragici e Olimpiadi. Erano un gruppo di ragazzi , neanche trentenni, che avevano una gigantesca responsabilità sulle spalle. Fu, evidentemente, una scuola importante che cementò tra loro un legame e una amicizia profonda. Sergio Zavoli fu scoperto per le cronache delle partite che faceva nella sua Rimini, cronache che non andavano in onda e venivano trasmesse con le amplificazioni sulla piazza. E così altri. Erano gente speciale. Con una grande motivazione. Io li ricordo nelle foto. Una li ritrae attorno al tavolo di mio padre, un gruppo di ragazzi sorridenti. Un'altra li ferma al giro di Francia con addosso delle tute con la scritta, tutta minuscola, rai. A quell'azienda erano legati da un rapporto di sangue. Se posso dire mi sembra di ritrovare qualcosa di simile oggi nei ragazzi che fanno lo sport a Sky. Almeno sembra così e lì, da Caressa a Marianella a Flavio Tranquillo e tanti altri si è affermato uno stile e un linguaggio del tutto nuovo della cronaca televisiva.
"Se la squadra del vostro cuore ha vinto brindate con Stock, se ha perso consolatevi con Stock". Era una delle prime forme di sponsorizzazione, quando ancora le magliette dei giocatori erano immacolate e aveva fatto un gran discutere la decisione del Torino di stampare una ambigua T maiuscola sul petto. La casacca di Valentino Mazzola profanata con la pubblicità del cioccolato Talmone, che volgarità. Per anni gli ascoltatori di " Tutto il calcio minuto per minuto" si sono chiesti cosa dovessero fare con Stock in caso di pareggio, assai diffuso ai tempi del " catenaccio". Dopo un paio di decenni, la nota ditta di liquori, non insensibile al grido di dolore che saliva dal popolo, aggiunse " se ha pareggiato, sempre Stock". Non originalissimo, ma conclusivo.
Insomma, spero di essere riuscito a farti capire che cosa è stato di meraviglioso "Tutto il calcio minuto per minuto" . Mentre parlavo non hai mai staccato gli occhi dalla piattaforma Wii e dallo schermo Led sul quale compare, nel gioco Pes, il volto perfettamente riprodotto di Totti e tu lo puoi muovere e farti le tue squadre, le tue partite, i tuoi tornei. Che poi vedi in televisione.
Mi guardi strano. Hai ragione tu . Però fammi vendicare in silenzio dei privilegi della tua stagione satolla. Credimi, non puoi immaginare che cosa era l'emozione, abituati ai bianco e nero delle diciannove e alle voci concitate di quei grandi giornalisti, quando si usciva, come in un film di Woody Allen, dal bianco e nero. Se tu mi guardassi, invece di muovere il joystick per far segnare Drogba, vedresti degli occhi lucidi. Sto pensando ad un momento, uno preciso. Quando da bambino andavo allo stadio e salivo gli ultimi gradini prima di affacciarmi alla visione del verde meraviglioso del campo e dell'arcobaleno infinito degli spalti. Quella era la vita a colori e , credimi, non aveva nulla da invidiare al tuo prato elettronico. Ti invidio, ma con nostalgia.

giovedì 31 dicembre 2009

Io & Rui


E' solo di pochi giorni fa il mio post dedicato a Rui, il mio canone, ma è successo che l'altra sera io e la Jessy abbiamo visto il film "Io & Marley" e abbiamo pianto come fontane (non mi vergogno a dirlo), come non ci era mai successo per un film!!!
Il film in sè è abbastanza leggero, divertente, almeno per più di metà, che affronta però anche tematiche importanti come il diventare genitori, ma troppo sono le similitudini con la nostra vita, quella che ci siamo costruiti fino ad ora e che ci stiamo costruendo, per non immedesimarsi nel film e neppure poco direi!!!
Stesso cane, labrador, preso dopo il matrimonio e con una casa nuova di pacca, stessi danni provocati alla casa nuova di pacca, identico tempismo di arrivo del primo figlio e problemi di gestione familiare tra casa, lavoro, cane e pupo, in più medesimo cambio di casa per una più grande con il bambino ancora piccolo!
Ah dimenticavo stessa voglia di allargare la famiglia, perchè no, se Dio lo vorrà e le finanze ce lo permetteranno fino a creare una formazione con un 3+2+1 (figli+genitori+cane).
Beh di differente c'è che mia moglie non è proprio Jennifer Aniston (e si fà pe'ridere Jessy eh), mentre io son meglio di Owen Wilson (?????), ma veramente il film sembra la nostra vita!!!
E allora quando nel finale (ve lo svelo, tanto il film è bello lo stesso), Marley si ammala, come non potevamo noi piangere a dirotto nel vederlo soffrire e poi chiudere per sempre i suoi occhioni color nocciola, avendo tra noi e la TV il nostro di cane identico a quello???
Veramente un'emozione incredibile e un motivo in più per ricordarci di volere sempre più bene a chi il suo amore ce lo dona tutti i giorni incondizionatamente!
Magari a chi non è così coinvolto come noi questo film potrà piacere di meno, ma io ve lo consiglio ugualmente, è proprio un gran bel film.


Ecco la fantastica frase finale:
"….ad un cane non servono automobili lussuose o grandi case o vestiti di sartoria. Gli status symbol non significano niente per lui. Un bastone fradicio gli va altrettanto bene. Un cane giudica gli altri non dal colore, il credo o la classe ma da chi sono interiormente. A un cane non importa se sei ricco o povero, istruito o analfabeta, intelligente o stupido. Dagli il tuo cuore e lui ti darà il suo……
Nonostante tutte le delusioni e le aspettative disattese, Marley ci aveva fatto un dono, ci aveva fatto un dono spontaneo e inestimabile. Ci aveva insegnato l'arte dell'amore incondizionato. Come darlo, come accettarlo. Dove c'è quest'amore, gli altri pezzi vanno quasi sempre a posto.
Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro e speciale? Quante persone possono farti sentire...straordinario?"